Interventi

Bragaglio: Chagall e la polemica contro le ‘grandi mostre’

La mostra di Chagall mi pare sia striata da troppe polemiche. Si tratta ora di evitarne di nuove e di maneggiare con cura quelle già esistenti. Per il buon esito della mostra stessa.

Ciò mi porta subito a dire che non m’avventuro sulle questioni tirate in ballo per eventuali interessi del Direttore Di Corato per Mostre, Cataloghi e Case editrici. Di questo risponderanno Piattaforma Civica dell’avv. Onofri e Centro Destra. Per quanto mi riguarda vorrei stare al merito, dicendo di condividere la scelta, seppur estemporanea, della mostra di Chagall, con Dario Fo.

Ma, a differenza di altri, in piena coerenza con la mia precedente condivisione anche della proposta di Goldin. Penso infatti abbia ragione il prof. Vasco Frati quando osserva che “al di là delle cortine fumogene… si tratta d’un progetto che ripropone il metodo Goldin dell’iniziativa organizzata chiavi in mano”.

Ha quindi senso rileggere la discussione estiva su cui sono intervenuti in molti, tra cui Sindaco, Vicesindaco e Direttore. Per trarne una morale, come si diceva un tempo.   

In particolare debbo una risposta ad uno stimato amico di vecchia data. Al presidente Massimo Minini che mi sollecitava una modifica delle mie opinioni. Ma non avrei mai pensato di poterlo amichevolmente contraddire - e con troppa facilità - a distanza di così pochi mesi.

Alcuni ricordi su Napolitano a Brescia

Diverse e significative le presenze a Brescia dell’on. Giorgio Napolitano. Il mio primo ricordo risale al 1974, in occasione d’un ciclo di conferenze su Togliatti, in una sala della Cavallerizza stracolma di presenze, con l’on. Napolitano impegnato ad affrontare la “via italiana al socialismo”. Altre ed importati le occasioni, in attivi di partito e convegni. Tra i più significativi una “Conferenza di organizzazione” nell’Aula Magna di Medicina, il “Convegno economico” nel 1984 alla Camera di Commercio, il Convegno, negli anni ’80 al Castello Oldofredi  di Iseo, sulle riforme istituzionali, presieduto dall’on. Franco Salvi, con l’on. Martinazzoli. Fino alla presentazione nel 2004 del libro dell’on. Adelio Terraroli, con Martinazzoli e Corsini,  sulla “Storia del Pci bresciano”, al Novotel di Brescia 2.  Ed in quella occasione ci chiese espressamente, insieme alla signora Clio, di poter avere a cena anche il gruppo di amici bresciani che per anni ha frequentato nel periodo estivo sull’isola di Stromboli

La magia del Solstizio d’inverno nella storia umana

Un tema impegnativo ed ampio, quello del solstizio, in particolare se proiettato sull’intera storia umana. Cercheremo d’individuare solo alcuni aspetti e periodi che ritengo siano più significativi, magari attualizzandone la riflessione. Tenendoci però ben lontani dalle tentazioni della New Age o dalle  eccentriche ritualità esoteriche che frequentemente  accompagnano questi argomenti.

All’inizio un po’ d’Astronomia - Direi di partire dall’astronomia, ma solo con qualche rapido riferimento, per allontanarci poi rapidamente verso i secoli che precedono Copernico con la sua concezione eliocentrica, Keplero con le sue leggi sul moto degli astri e, naturalmente, Galileo con il suo dialogo sui due ‘massimi sistemi’.

Insomma ci inoltreremo poi a ritroso lungo il periodo storico che precede il XVII secolo, quello della rivoluzione scientifica.

Un secolo di Castelli

Recensione del libro di Giovanni Boccingher: “Dal Moretto all’Itis Castelli”

Pubblicato da Bresciaoggi il 9.12.2014

di Claudio Bragaglio

Con il volume: “Dal Moretto all’Itis Castelli” (Fondazione F. Palazzoli), scritto dal prof. Giovanni Boccingher, viene ricostruita la storia più che centenaria d’una delle strutture scolastiche più importanti di Brescia. Un volume corredato anche da fotografie e da documenti di grande interesse.

Dal pregevole lavoro di Boccingher emergono, oltre il percorso che  va dalle prime esperienze della formazione d’una professionalità tecnica fino agli anni ’60, anche lo spaccato dell’evoluzione della Brescia industriale. Una “rivoluzione” caratterizzata, com’è noto, da uno specifico percorso di accumulazione di capitali, di lotte sociali e sindacali, di scelte politiche ed istituzionali. Di recente riesaminato dal lavoro di Paolo Corsini e di Marcello Zane sulla “Storia di Brescia”.

In memoria di Lino Pedroni e della sua storia

Ricordando i funerali di Lino Pedroni - la partecipazione commossa,  le parole intense che sono state pronunciate, l’orgoglio di far parte della sua stessa storia antifascista, sindacale e politica - nasce in tutti noi una grande emozione ed una condivisione, ma anche un qualche interrogativo.

Della storia sua e di coloro che a Brescia condivisero quei percorsi durante la Resistenza, la Ricostruzione, le lotte operaie nelle grandi fabbriche che cosa rimane? Cosa può e deve rimanere per noi, compagni in tutto od in parte di quell’avventura, e quale sarà l’eredità pubblica condivisa da un’intera città?  Storie e biografie che si concludono nell’oblio del passato o tuttora aperte alla speranza del futuro? Cosa possono ancora narrarci, oltre l’affetto della memoria, quelle numerose fotografie, disposte sul tavolo all’Anpi, nei giorni dell’ultimo saluto, che ritraevano il “partigiano Modroz” in mille iniziative antifasciste, sul Sonclino, nelle piazze del 25 aprile e, dal ’74, ogni 28 maggio in piazza Loggia?

Soprattutto, cosa potrà rimanere per le future generazioni, che non sia soltanto una storia straordinaria, ma col tempo anche a rischio di diventare sempre più antica ed in qualche misura pure estranea?

Su quest’ultimo tema una risposta di speranza è venuta dalle parole di Francesca Parmigiani nel suo ricordo al Vantiniano. Simbolicamente espressa anche in quell’impegno di Lino ad aprire l’Anpi stesso ai giovani, consapevole che libertà e democrazia non siano mai definitivamente acquisiti, ma che sempre vadano difesi e ricostruiti anche con l’impegno dei “nuovi partigiani” del futuro.

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