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Interventi

Valcamonica da Brescia a Sondrio? Strappo inaccettabile. La voce ai cittadini

Il Presidente della Provincia, Pierluigi Mottinelli, sostiene in modo del tutto convincente le ragioni d’una riforma autonomista, nonché il grande valore della “specificità” della Valcamonica, come parte costitutiva della Provincia di Brescia. E non già di quella di Sondrio. Con cui ha poco nulla da spartire da un punto di vista storico e culturale. Come peraltro anche nell’organizzazione dei servizi territoriali, se non per il passo dell’Aprica da valicare o per il traforo del Mortirolo ancora (purtroppo) da fantasticare.
Al punto che Mottinelli, contro i vari tentativi di staccare dal bresciano la Valcamonica, ritiene opportuno “prevedere almeno un pronunciamento dei cittadini della Valle Camonica”.
Se non fraintendo, nientemeno che un Referendum consultivo. O giù di lì.
Bene. Personalmente ritengo sia una scelta coraggiosa e condivisibile, la sua. E, a fronte d’una qualche follia istituzionale e di mediocri interessi personali, sia una scelta giusta per recidere il nodo. Scelta peraltro possibile in base all’art. 52 dello Statuto della Regione Lombardia e all’art. 7 del nuovo Statuto della Provincia.
Una cosa è del tutto chiara.
Tramontata l'idea originaria (gennaio 2015) dell'unico Cantone Montano della Lombardia del nord (dall’Alto Garda fino a Lecco e a Como!) e al di là di demagogiche ambizioni e di pasticci tra pezzi del PD e leghisti, non c'è spazio alcuno per una "Provincia camuna". O per un autonomo "Ente di Area Vasta", che dir si voglia.



La storia di Brescia cucita su misura in sartoria

No. Non avrei immaginato di recensire un libro che traccia la storia d’una prestigiosa sartoria di Brescia. E, per giunta, di ritrovarmi a farlo con crescente interesse, scoprendo in quel microcosmo di Corso Zanardelli, tra stoffe ed abiti alla moda, un così variegato caleidoscopio di persone, vicende e curiosità. Persino con quel suo numero civico – un 30, scritto in rosso – e con quel nonsoché d’originale, svelato dall’Autore. Dovuto ad una numerazione preesistente, come “Contrada del Gambero”, e ad una distinzione di colore per differenziare l’attività: il nero (per le abitazioni) ed il rosso (per il commerciale).
Son descritte curiose vicende che s’intrecciano, per chissà quali strane congiunzioni astrali, e che hanno formato, oltre che professionisti di livello, anche famiglie ed amicizie di sarti e di lavoranti.
Merito dell’autore, Guido De Santis, che con questo lavoro rende un affettuoso omaggio a suo padre Luigi, protagonista di questa storia, nonché a Brescia, la sua città.

Autonomia e Area Vasta bresciana, ma con la…Valcamonica

Nei prossimi giorni, con la consultazione promossa da Regione Lombardia, ci si misurerà a Brescia con un passaggio cruciale. Il Documento regionale – per intenderci, quello dei ‘Cantoni svizzeri’ in Lombardia – contiene proposte in parte condivisibili ed in parte no. In gioco vi è il futuro delle Province, intese come ‘Enti di Area Vasta’. Ma non solo.
Le opinioni in campo sono assai spaiate. Anche nel PD del Governo. Tra Province da sopprimere o da riformare. Si tratta, dopotutto, d’un match tra riformatori e rottamatori. Riformare per me significa: valorizzare le Città metropolitane e gli ‘Enti di Area Vasta’, intesi come enti di secondo grado.
Confermare questi punti – già previsti dalla legge Delrio – vuol dire non “abolire” la Provincia, ma trasformarla in una ‘Casa dei Comuni’, come propone il presidente Mottinelli.
Il contrasto su tali enti è tutt’altro che astratto. Una ventina sono da sopprimere: o perché Province troppo piccole (quindi unificandole) o perché inserite in micro Regioni che le possono sostituire.
Ma in Regioni grandi come la Lombardia le nuove Province sono un’intelaiatura istituzionale indispensabile per i Comuni stessi, con riferimento a molteplici problemi sovra comunali.



ROSA ROSSI ZANI - Intitolazione della Biblioteca di Nave - Intervento di Claudio Bragaglio 12 03 16

Con emozione ci ritroviamo per condividere una civica testimonianza e per intitolare la Biblioteca in memoria della professoressa Rosina Rossi Zani, già Sindaco del Comune di Nave, dal 1971 al 1975.
Un sentito ringraziamento al Sindaco Tiziano Bertoli ed al Comune per questa scelta, che riguarda peraltro una Biblioteca inserita nel contesto della storica sede del Municipio. Molto significativo il riferimento ad una istituzione culturale, ma, al tempo stesso, anche all’attività di educatrice e di docente, svolta da Rossi Zani, in particolare all’ITIS Benedetto Castelli di Brescia.
Ed è con grande piacere che porto il saluto e l’adesione a questa nostra cerimonia anche della professoressa Simonetta Tebaldini, dirigente scolastico dell’ITIS.

Il libraio di piazza Vittoria e il mugnaio di Potsdam

Da alcuni giorni viene sottoscritta una petizione a favore della bancarella del libro, gestita dal libraio Pierluigi Perini, situata sotto i portici di piazza Vittoria. In discussione il mancato rinnovo della Concessione, da parte del Comune di Brescia, nonché una controversia sull’area occupata con servitù di pubblico transito. Quindi con rischio di chiusura. Si tratta d’una singolare libreria dell’usato, in cui si possono trovare libri a buon mercato, come rarità ed antiche edizioni di pregio.
Seguo, come molte persone interessate ai libri, la polemica in corso sulla bancarella dell’amico Gigi. La sua è una bancarella un po’ nascosta e rintanata, con quei suoi vecchi libri. Che non dà alcun fastidio. Ordinata e discreta. Un simpatico ritrovo per uno scambio di idee tra lettori, anche un po’ ‘vintage’, o per un perditempo tra bibliomani e bibliofili. Un bell’angolo di cultura e d’amicizia, nulla più. Piccolo, ma tanto piccolo, della nostra Brescia. Senza i riflettori pubblici per voti da contendersi. Senza associazioni commerciali che poi ti farebbero la guerra in Loggia. Senza il lustro della notorietà. Senza santi protettori in Paradiso. Tutti infilati, quindi, i migliori motivi per un distratto scrollar di spalle e per… lasciar perdere. O forse, proprio per questo, no. Con le prime 500 firme che tra poco raddoppieranno, e più. Virali, come in una rete, ma di passaparola.
Leggo di motivazioni amministrative, nonché di contromosse sgarbiane , con minacce di carte bollate e d’avvocati. Rispetto la correttezza delle prime e m’interrogo perplesso sulle seconde. Non tutto m’è chiarissimo. Confesso. Ma non m’importa. So solo che brandendo sacri e formali principi e scomodando, sul versante opposto, parrucche e toghe nere di tribunale, in casi come questi, anche quando ti va bene, tutti finiscon un gran male.





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