Partito

PD in mezzo al guado…. ma come nella favola della rana e lo scorpione

In politica si possono avere idee diverse, ma non al punto da capovolgere la realtà. Allo stato dell’arte il PD sta gestendo due linee opposte tra loro.  A livello nazionale un PD sempre più solitario che non vuole la coalizione di centro sinistra, ma con l'ambiguità di possibili future aperture verso Berlusconi. A livello territoriale (Regioni e Comuni) un PD che per vincere è invece (e giustamente) coalizionale (Centrosinistra e Civismo) . Come a Milano con Sala e auspicabilmente l’anno prossimo con Del Bono a Brescia.
Può reggere una simile situazione  così contraddittoria e schizofrenica? Semplicemente no.  O si modifica la prima o il rischio è che si sfasci pure  la seconda.
A mio parere sono ormai troppo evidenti le pulsioni - temo sempre più  incontrollabili - di Renzi verso il nuovo ‘plebiscito’ sul PD, con l’anticipo delle elezioni politiche. Lasciando logorare il governo Gentiloni. O, come taluni sostengono, mettendoci pure del suo. C'è chi è convinto, che ci sarà una prossima svolta di 180° della politica renziana. Da parte mia invece il timore che l’unica svolta che gli viene d’istinto è quella di 360°. Ovvero quella che lo riporta sempre allo stesso punto di prima. Quello già visto. Quello delle molteplici varianti, ma tutte e sempre d'un medesimo gioco. Ma a quel punto pure con lo stesso risultato del referendum del 4 dicembre scorso.  Renzi come un moltiplicatore di avversari, tutti da sbaragliare, ma altrettanto puntualmente e variamente schieratiglisi contro.


Andrea Orlando a Brescia per un PD del Centro Sinistra

Gli incontri del ministro Andrea Orlando a Brescia ed in Lombardia hanno rappresentato una convincente saldatura tra il “modello di centro sinistra” dei governi locali – da Milano a Brescia, da Bergamo ad altre città lombarde – e la sua proposta di governo nazionale. Un PD non più solo, leaderistico ed isolato, ma posto al centro della ricostruzione d’un ampio campo politico e sociale progressista. Con positivi riferimenti anche a Pisapia. Quindi, nettamente distinto dalle ambiguità che attraversano il resto del PD.
Si rende così ancor più esplicita l’insostenibile schizofrenia tra l’attuale linea nazionale del PD e la costruzione di ampie coalizioni politiche e sociali nelle comunità e nei governi territoriali. Dopo il No al Referendum tutto è cambiato. Renzi - dice Orlando – non è più il “dominus”. Ed anche a me pare che, dopo quel traumatico cambio di fase politica, ci si debba attestare ben oltre il dilemma renzismo-antirenzismo, come s’attardano invece a fare sia la “guardia pretoriana dell’Augusto” che, sul fronte opposto, gli indomiti “spartachisti”. Ma con Renzi e D’Alema che si sorreggono per contrapposizione. Di conseguenza, chiarezza anche per la riforma elettorale, necessaria per restituire vita democratica al Paese con il superamento dell’Italicum e la perversa logica d’un futuro Parlamento ingovernabile, fatto da nominati e da trasformisti.


13 03 2017 Il Ministro Anna Finocchiaro a Brescia per Mozione PD di Andrea Orlando

IL MINISTRO ANNA FINOCCHIARO A BRESCIA

per Mozione PD di Andrea Orlando
Lunedì 13 marzo 2017 ore 18.00
presso la sede PD
in via Risorgimento 18 a Brescia

Comitato Andrea Orlando - Brescia


Care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni,
Quello che vi propongo è di ridurre le distanze. Quelle economiche, sociali, culturali. E anche le distanze tra di noi. Non è semplice perché viviamo in un mondo lacerato, in una società divisa e alla fine queste divisioni si sono proiettate anche su di noi. In un tempo nel quale il Presidente della Cina comunista fa l’elogio della globalizzazione e il Presidente degli Stati Uniti si pone alla testa dei suoi detrattori non ci sono ricette semplici e non basteranno slogan efficaci. Io avanzo alcune proposte e un percorso per costruirne insieme altre. Sì, perché vorrei che questi giorni che ci separano dal congresso siano anche l’occasione per far crescere dal basso un progetto, coinvolgendo quella parte del Paese che può guardare a noi e riconoscersi. L’Italia è un Paese bellissimo, l’abbiamo detto tante volte, ma è anche un Paese che continua a soffrire. Ha grandi risorse inespresse, il nostro lavoro è farle uscire allo scoperto, mobilitandole verso una riscossa civile e sociale. E questa riscossa può avvenire soltanto con i piedi ben piantati in Europa. “Se costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore, rischieremo che l’Europa appaia senza calore, senza vita ideale”. Tenendo a mente queste parole di Alcide De Gasperi, vorrei che il nostro sguardo fosse costantemente rivolto all’Europa, non solo perché là si collocano le nostre radici, ma soprattutto perché là sta il nostro avvenire, la dimensione minima per combattere l’ingiustizia e difendere la pace.


leggi la Mozione
www.unita.tv/focus/mozione-congressuale-andrea-orlando/





Bragaglio: nel PD con Andrea Orlando

Rimango nel percorso congressuale - diversamente da altri amici con i quali ho condiviso impegni e battaglie politiche - per sostenere una prospettiva di cambiamento del PD renziano. In continuità, per quanto mi riguarda, con un cambiamento di linea e di politiche sociali sostenuto in questi anni, in modo da poter ancorare il PD al centro sinistra. Verificandone poi l’esito. Con un’ispirazione che mi ostino a definire “ulivista”, intesa come il riconoscimento del pluralismo dei riformismi (di sinistra, cattolico democratico e laico) come ha riproposto Romano Prodi. E come Brescia – da Martinazzoli in poi - ci ha insegnato. Paolo Corsini ha parlato d’un “arrivederci”. Auspicabile, anche da parte mia, per quanto siano incerti i futuri approdi, ma consapevole che sarà il cammino stesso a determinarne la meta. Non mi affido solo a speranze, in questi anni spesso vanamente consumate. Tantomeno a chi ritiene che questa dolorosa rottura rappresenti una liberazione da zavorre e dai nostri problemi.




Bragaglio: una sollecitazione a Del Bono per riaggregare un nuovo Centrosinistra

L’INTERVISTA A BRESCIAOGGI. L’esponente del PD Claudio Bragaglio interviene sul momento difficile che sta attraversando il partito: "il rischio della scissione è reale, scenario indecifrabile". "Tocca al Sindaco esprimere una leadership in grado di avviare un percorso di alleanze in vista del voto del 2018 allargando l’area politica pronta a sostenere la sua rielezione".

di Mauro Zappa
Si dichiara contrario a ogni ipotesi di scissione, pur reputandola probabile: «Forse è stato varcato il punto di non ritorno. Se ciò accadesse, avrebbe i connotati di un’autentica esplosione, da qui la drammaticità del passaggio». Nel caso, lo scenario che si aprirebbe secondo Claudio Bragaglio, esponente del Partito Democratico della cui direzione regionale è componente, sarebbe «indecifrabile». In ragione di ciò e in vista delle elezioni in città nel 2018, «il mare che si dovrà solcare sarà tempestoso e la rotta controvento, occorre quindi attrezzare il veliero per una navigazione che si annuncia difficile». Come? Affidando a Del Bono «un ruolo politico volto a costruire un’aggregazione, sempre nell’ambito del centrosinistra, nuova rispetto al 2013»…

MAH...CI SI METTE PURE LA CORTE A FARE UN PO' DI MESTIERE CHE NON È PROPRIO IL SUO!

L’impressione è netta. Sperando da parte mia di sbagliare. Con la crisi delle istituzioni e paventando il rischio del vuoto di potere la Corte Costituzionale prova - su certi passaggi delicati ed importanti - a fare supplenza politica al Parlamento e pure ai Partiti.
Absit iniuria…ma se osservo anche nomi e cognomi di alcuni giudici non mi sorprendo di certe intenzioni e di quest’ambizione, persino vocata ad un azionismo…interpartitico.
Leggeremo le motivazioni per poter cambiare - se del caso - opinione. Ma contro precedenti sentenze, si mantiene pure un buon 65 per cento di Deputati nominati (I Capilista).  Ma non è che i “deputati nominati” dai segretari di partito andassero bocciati nel “Porcellum” di Calderoli, mentre possono passare indenni – e son la maggioranza degli eletti della Camera – nel nuovo Italicum.
Dopo tale sentenza, nelle intenzioni che traspaiono, l’alternativa mi sembra piuttosto chiara.
Chi vuol votare subito pensa ad un PD solitario, più o meno al 30-33%, o mal accompagnato ed alleato in futuro a Berlusconi, con un Patto del Nazareno bis. Ed un sistema politico-istituzionale di tipo neocentrista e tolemaico.
Chi punta al voto del 2018 pensa invece alla scommessa di ricostruire un Nuovo Ulivo. Ovvero una coalizione di centro sinistra che  mediamente ha viaggiato attorno al 45 per cento dei voti. Ed un sistema di alternanza di tipo bipolare.
Tertium non datur!
Tanto valeva, ed era molto meglio, non togliere il ballottaggio, rendendo però possibile il ballottaggio anche tra coalizioni (ch’era impedito dall'Italicum). Come avviene da più di vent'anni nei Comuni medio grandi, con evidenti effetti positivi di rappresentatività e di stabilità di governo.
Se le intenzioni, poi, son quelle di tagliar le gambe in questo modo al populismo salvinian-grillino - con l'azzardo di elezioni precipitate ed una spericolata operazione neocentrista - resta da vedere nelle prossime settimane le reazioni della politica e quanto di ciò si avveri...
Sapendo però che ormai da tempo tra intenzioni e realizzazioni della 'politique politicienne' son saltate tutte quante  le...congiunzioni! brg

Fedeli? Per l’Istruzione un po’ di coraggio per un nuovo Ministro

Valeria Fedeli al Ministero dell’Istruzione e dell’Università un problema di Laurea? Si e… no.
Basta guardarsi attorno e frequentemente capita di trovar fior di laureati a dir poco imbarazzanti, per profondità d’ignoranza e vette di stupidità. Quindi un titolo non basta e non è di per sé garanzia sufficiente. Proveniente magari da quelle Università che son solo (o principalmente) diplomifici. Si sa. Per non dire poi di transumanze (in genere, ma non solo al Sud) per facili Diplomi, Lauree e Abilitazioni professionali. Bastino i numeri scandalosi resi noti mesi fa anche per le maturità super-laudate delle scuole superiori, nel rapporto Nord-Sud. Quindi il famoso “pezzo di carta” non certifica di per sé preparazione.
In secondo luogo vi son professioni complicate che sono state affrontate con successo (lavoro operaio specializzato, professionale, imprenditori, artigiani…) anche attraverso la scuola del lavoro e dell’esperienza, della cultura materiale, dell’autoformazione che non hanno propriamente registrato le frequenze di aule scolastiche. Esperienze che non vanno valutate con la puzza sotto il naso di chi ritiene che il massimo della vita sia allontanarsi con il “pezzo di carta” dal lavoro produttivo, manuale ed industriale. Pensiamo alla polemica di Salvemini e di Gramsci contro le pagliette, azzeccagarbugli ed avvocaticchi del Sud.

Dall’on. Giachetti giudizi e polemiche inaccettabili

Non nascondo che il primo impulso nel leggere su BresciaOggi  le dichiarazioni dell’on. Roberto Giacchetti è stato quello di ritorcergli contro, parola per parola, e con egual veemenza polemica, esattamente ciò che lui riserva alla minoranza PD ed al sen. Paolo Corsini in fatto di mancanza di dignità politica, di insensatezza, di mancato rispetto di se stessi, di volontà distruttrice… ma su una simile strada se ne vada lui. Se lo ritiene. Io di certo non lo seguo. Per dignità del ruolo che ricopre come vicepresidente della Camera, di candidato Sindaco nella Capitale, di dirigente del PD. E, se posso dire, pure per dignità mia e della storia della sinistra politica in cui mi identifico.
Sappiamo tutti delle divisioni nel PD, della dura polemica e contrapposizione in atto, ma anche d’uno sforzo necessario – che a Brescia da varie parti finora s’è fatto – per evitare forme d’incanaglimento del confronto elettorale.
Non mi sfuggono – a maggior ragione da sostenitore del Sì -  errori, inopportunità di iniziative e di partecipazioni, slogan estremizzati di esponenti del No, ma lo sforzo di mantenere su un terreno non dirompente un difficile confronto nel PD ritengo sia indispensabile. Questo ho ritrovato, ed apprezzato, anche nelle parole del Sindaco Del Bono nel suo intervento in occasione della presenza a Brescia dell’on. Boschi.
La legittimità d’una critica, ancorché ferma ed esplicita,  verso un NO espresso dall’interno del PD, in particolare non può spingersi fino all’astiosa delegittimazione del valore, anche morale, di persone e di storie politiche, culturali, amministrative come quella rappresentata, a Brescia ma non solo, dal sen. Paolo Corsini. Con veemenza inaccettabile ed astiosità personali, che in alcuni casi si son poste ben oltre il confine d’una legittima e motivata critica politica.
Oltretutto – oltretutto! – denotando anche la scarsa intelligenza politica di chi ritiene che con parole e modi intimidatori si possa allargare il consenso a sinistra, in una fascia di elettorato ancora incerto e dubbioso.


Un “si’ critico” al Referendum e l’Italicum da cambiare

Aderendo, nel gennaio 2016, al “ Comitato del Sì al Referendum”, promosso dal PD di S.Polo,  mi erano ben chiare le implicazioni. Un “Sì critico”, il mio, non per dubbi, ma per motivazioni distanti da pregiudizi. Al punto da confermare il mio Sì “nonostante” gli argomenti di alcuni suoi sostenitori. Renzi e Boschi inclusi. Penso ad alcune loro improvvide posizioni. Che – anche per “moral suasion” di Napolitano e Mattarella - hanno  registrato una virata quanto mai opportuna. Con l’ammissione di errori ed un cambio di direzione, per non porre a rischio l’esito referendario, prima immaginato invece come una marcia trionfale.
Un “Sì critico”, accolto da opposte ed acide ironie. Per gli uni, un errore nella battaglia campale che traccia il solco al di qua ed al di là del renzismo. Per gli altri, il tentativo di bagnar le polveri delle cannonate contro i conservatori del No. Pazienza.
Nel merito, lo sappiamo tutti, non si tratta d’un capolavoro di costituzionalismo. Se fossimo alla prima prova, un’esemplare bocciatura ci starebbe. Ma si dà il caso che qui, oltre l’ultimo scolaro, son messi sotto torchio una scuola intera e fior di professori degli ultimi trent’anni.


Paolo Corsini: leggere il voto prendendo il bus

Al fine di una valutazione dei risultati delle recenti consultazioni elettorali amministrative prenderò le mosse da alcuni riscontri e da considerazioni di carattere generale per poi procedere, con una lente d'ingrandimento ravvicinata, ad un ragguaglio su taluni casi emblematici, atti a suggerire qualche provvisoria indicazione conclusiva. Con una precisazione preliminare: il mio è certamente un punto d'osservazione parziale, politicamente interessato e certamente non coincide con quello più affidabile di un entomologo elettorale o di un sociologo della politica che riflette a freddo e sulla base di una metodologia sperimentata. Il che non mi esime dall'affidarmi agli esiti di ricerche già condotte all'indomani del voto, particolarmente dall'Istituto Cattaneo e dal senatore Pd Federico Fornaro che della sua competenza in materia ha dato proprio recentemente una brillante dimostrazione con un saggio assai documentato, Fuga dalle urne. Astensionismo e partecipazione elettorale in Italia dal 1861 ad oggi, Novi Ligure, Epoké, 2016.  Veniamo al dunque.

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