Bragaglio: il valore nazionale del voto lombardo - per un nuovo PD e la modifica dell’Italicum
- Dettagli
- Categoria: Partito
- Pubblicato: Lunedì, 27 Giugno 2016 20:57
I temi di maggiore attualità (Europa, terrorismo, crisi economica, lavoro, immigrazione, riforme costituzionali, riassetto di Regione, Enti locali e nuova Provincia…) rappresentano - in particolare considerando gli sviluppi più recenti e preoccupanti - una sfida molto impegnativa anche per il futuro del PD e del Centro Sinistra.
L’incontro si propone di approfondire una riflessione e di motivare il senso di un impegno nel PD e del PD per costruire, anche in Valcamonica, risposte politiche, sociali ed istituzionali più adeguate di cambiamento e di rinnovamento.
Leggi tutto
Utile per Brescia non sbagliare il sindaco di Milano (BsOggi) 15 12 15
Il sindaco metropolitano e il lavoro nelle Aree Vaste (BsOggi) 22 12 15
Alcuni esponenti del Centro Sinistra sostengono che Giuseppe Sala non vada bene perché è il Sindaco del 'partito della nazione'. Chi, come me, è contrario ad una tale trasformazione centrista del PD e pensa che il PD debba essere una forza di centro sinistra, deve in primo luogo non subire una perversa logica di spauracchi e di autolesionismi. E quindi debba guardare al senso politico più generale che assume una candidatura per Milano, per la Lombardia, per il Paese. Consegnare poi una figura di amministratore indipendente come Sala al progetto d'un 'partito della nazione' mi sembra un regalo immeritato, un capolavoro di masochismo, tipico d’un minoritarismo cronico, che possiamo risparmiarci.
Sala è un amministratore di valore, serio ed affidabile. Ed ha anche il merito di non far parte dell'orchestra di tromboni e di trombette che troviamo spesso in giro. Anche nel PD purtroppo. Candidabile, Sala, anche (e soprattutto) da una sinistra riformista e di governo, come spesso abbiamo fatto, e con successo, nei decenni in molte città, con amministratori indipendenti. Con in testa anche il valore più generale di queste operazioni politiche.
Il prodiano sen. Franco Monaco ripropone la sua tesi: prendere atto dell’incomponibilità delle divisioni nel PD con una ‘scissione amichevole’. Il tutto per rendere poi possibile un’alleanza tra centro renziano e sinistra riformista. Insomma il famoso Centro-Sinistra, col trattino. A Monaco rendo il merito della sincerità perché dice quel che altri – e da fronti tra loro opposti – sussurrano. ‘Benvenuti, finalmente’, mi verrebbe da dire. Essendo tra coloro che nel 2007, e proprio su quel punto, persero il Congresso contro la ‘fusione a freddo’ del PD. Fatta con la spinta di Prodi. Nonché di esponenti DS. Pure loro in molti – anche a Brescia – oggi pentiti, penitenti e renitenti.
Ma - pur mantenendo quella mia stessa idea - nel bel mezzo d’una difficile navigazione del PD e del Paese, non debbo legarmi all’albero della barca per resistere all’incanto di tali mutabili sirene. Si dà infatti il caso che un processo politico non lo si riavvolga con un tasto come un ‘action movie’.
Intanto ‘amichevole’ una scissione? Un conto allora promuovere un processo federativo d’un centro cattolico con una sinistra riformista. Un conto oggi la rottura d’un partito. Scendendo per ‘li rami’ fino a Comuni e Circoli.
Se...un 'se' necessario, perché non sempre un impegno preso è stato mantenuto… vedi il voto unanime del PD sulla norma riguardante i licenziamenti collettivi del Job Act, concordato in Commissione, ma poi stravolto in Aula. Quindi 'se' per davvero si concluderà, come ipotizzata in queste ore, considero la soluzione per il Senato ‘politicamente’ buona. Rendendo merito ai protagonisti della Sinistra ed allo stesso Renzi.
Politicamente, sottolineo, per il pesante rischio reale di rottura del PD che si è evitato. Nell'immediato e spero anche per il futuro. Con riflessi disastrosi anche per il Paese. Quindi contento, per davvero senza ‘ma’, e con quel solo ‘se’ riguardante appunto il rispetto pieno dell’accordo raggiunto.
Viceversa, la situazione risulta ingarbugliata e molto meno convincente per la Costituzione. Per il merito, inteso in senso stretto. Anche perché tale riforma risente negativamente dell’Italicum (che a mio parere rimane una pessima legge elettorale) che fa prevalere la logica dei nominati sugli eletti. Con la possibilità inoltre di vedere quasi raddoppiati per un singolo partito i seggi in Parlamento rispetto al voto realmente espresso dai cittadini
Proprio da lì nasce lo 'sbilanciamento' complessivo del sistema costituzionale e dello stesso sistema politico.
Da giorni s’è riaccesa l’attenzione sul Referendum, proposto dal presidente Maroni, per maggiori poteri alla Lombardia. E su cui già si sono opportunamente soffermati - seppure con alcune tonalità diverse - il sindaco Emilio Del Bono ed il segretario del Pd Michele Orlando.
Che vi sia un intento strumentale della Lega è evidente. Anche perché finora essa s’è sottratta ad un confronto stringente in Parlamento sulla riforma del Titolo V della Costituzione, riguardante appunto i poteri delle Regioni. Poi capisco la tentazione - persino ‘voluttuosa’ per troppi politici - di considerare le istituzioni una variabile dipendente dalla loro collocazione di governo e di potere. Al punto d’essere scatenati ‘autonomisti’ quando sono all’opposizione e ferrei ‘centralisti’ quando hanno in pugno le redini del governo. Ciò vale pure per la Lega, in prima fila a sostegno d’un proprio centralismo regionale contro province e comuni. Come avvenuto anche di recente sulle deleghe, sollecitate dal presidente Mottinelli per Brescia.
Il ‘No’ è presto detto: è probabilmente una scelta elettorale perdente.
Il ‘SI’ è un po’ più complicato. Richiede un giro di riflessione piuttosto lungo, che ha a che fare con l’onda dei populismi e dei radicalismi. Al plurale, sempre. Perché nella storia anche recente non esiste populismo o radicalismo al singolare. Stando sul versante della sinistra Spagna, Grecia e la stessa Italia, con il M5S, ci dicono di un populismo/radicalismo figlio della crisi economica e della rottura degli equilibri geopolitici. Dell’incapacità del riformismo socialista-progressista di farvi fronte. Dell’Europa stessa, nello scacchiere mediterraneo, con guerre e migrazioni bibliche. Il tutto ben prima di Renzi.
Le risposte? Più o meno tutte in una rincorsa al ‘centro’. O con governi di solidarietà o con partiti che – come il PD renziano – inseguono il ‘centro’. Per identificarsene come 'partito della nazione'.
Mi si obietta: il solito politicismo. Stupidaggini. Cinici propagandisti od anime candide all’unisono ripetono sempre il solito 'refrain': prima i programmi, poi ne consegue il posizionamento politico ed elettorale.
Ho letto con molta attenzione la lettera aperta, ripresa dal Giornale di Brescia, che l’on. Piero Lussignoli ha inviato al segretario provinciale del PD, Michele Orlando. E con la quale egli comunica di lasciare il PD. Una lettera che addolora profondamente, ma che non mi sorprende. Che venga poi da una persona come Lussignoli – per la grande stima di cui gode, per la sua biografia, per il valore del suo impegno sociale, politico, amministrativo e parlamentare – è motivo di ulteriore riflessione. E – mi auguro - non di rimozione. Ma – con tutta sincerità – non mi va di fingere stupore, perché egli ha espresso motivazioni sulle scelte del segretario e del presidente Renzi, nonché sullo stile della sua direzione del partito, che sono molto diffuse e che stanno alla base d’un distacco che si è già ampiamente registrato sia nel voto che nelle iscrizioni al PD. Anche nella nostra Provincia.
Si tratta della “scissione silenziosa”, di cui si parla. Che poi tanto silenziosa non è, se consideriamo i dati dell’astensione nel voto e il calo vertiginoso degli iscritti. Per molti di noi questo è un problema enorme. Allarmante. Per altri lo è molto meno, calcolando solo il numero attivo dei votanti, sia nelle assemblee elettive che nel partito. Ritenendo che: tanto chi non vota non conta. Anche se la storia, in fasi di crisi e di rotture, s’è spesso incaricata di dimostrare proprio il contrario. Colmando vuoti, costruendo alternative.
Sabato, 18 luglio 2015, ore 16.45 -21.00
presso il Bistrò Popolare, via Industriale 14, Brescia
RIFORMA DEGLI ENTI LOCALI E LEGGE DI STABILITÀ:
PER UNA NUOVA STAGIONE DI COMUNI E PROVINCE
partecipano:
Carlo Fogliata - apertura dei lavori, Paolo Pagani – Coordinatore Sinistra Riformista, Michele Orlando – Segretario Provinciale PD, Miriam Cominelli – Deputata PD, Pier Luigi Mottinelli – Presidente della Provincia, Antonio Bazzani – Consigliere Provinciale Fabio Capra – Capogruppo PD Loggia, Elvio Bertoletti – Assessore Villachiara Massimo Ottelli – Responsabile Enti locali PD, Massimo Reboldi – Ufficio Presidenza ACB, Monica Peci - Conferenza dei Sindaci ASL, l’Eurodeputato Antonio PANZERI
Intervento conclusivo del ministro, MAURIZIO MARTINA, Ministro Politiche Agricole